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20 dicembre 2013

Lo Hobbit 2 - recensione

Provaci ancora, Peter.
Il nostro amato Jackson prova a risollevare le sorti della trilogia de "Lo Hobbit". Dopo un primo episodio da sufficienza e non di più, già ci pareva abbastanza eccessivo dilatare in tre film la vicenda di un libro che è un quarto de "Il Signore degli Anelli" per spessore, non solo volumetrico ma anche letterario.
Come spesso accade nel secondo episodio, sin dai tempi de "L'Impero colpisce ancora", Il film è decisamente più serio, più dark del precedente.
Le critiche però ci sono, e purtroppo sono parecchie.

Jackson cade nella trappola della CGI, alla quale 10 anni fa aveva resistito più che poteva brillantemente, aiutato dai maestosi paesaggi della Nuova Zelanda. Questa volta il film sembra un film d'animazione in 3D stile Pixar, con alcune parti reali, piuttosto che il contrario.
Il problema de "Lo Hobbit: la desolazione di Smaug" è che si vede che tutto è finto, come succedeva nei fantasy anni '80 pur gradevoli come Willow o Legend, prodotti destinati ad un pubblico giovanissimo. Sembra una versione fantasy di Transformers, dove i dialoghi sono piatti e le scene d'azione digitali così caotiche che si fa fatica a seguirle.  Per non parlare della assurdità di alcune: va bene che la storia è una favola fantastica, ma almeno ne Il Signore degli Anelli ci si ricordava che il mondo ha una fisica ben definita, e i tessuti biologici hanno una resistenza altrettanto finita e non sono indistruttibili....

Non convince del tutto il drago Smaug, neanche con il sapiente doppiaggio di Luca Ward. Il drago è realizzato digitalmente con maestria ma non ha affatto il carisma che dovrebbe avere un cattivo come si deve. Questo anche per come è stato concepito da Tolkien, come un drago neanche tra i più svegli: uno "tutto muscoli e niente cervello".  Non si tifa per lui, anzi il pubblico si chiede: "ma quando è che muore questo?"

La mazzata finale, che rischia di far precipitare Lo Hobbit 2 sotto la sufficienza ma giusto per chi ha letto il libro, è la incredibile invenzione di due elfi (ok, uno esisteva ma in teoria non doveva nemmeno essere nato), del loro rapporto reciproco e... Beh lo vedrete.  Difficilmente i fan tolkeniani, anche quelli meno hardcore, lo perdoneranno

Eppure nonostante questo secondo episodio non possa contare di una bellissima scena recitata come l'incontro tra Bilbo e Gollum del capitolo precedente, la bella resa di Pontelagolungo, prima vera ambientazione slum-like della saga e lo scontro tra Gandalf e un suo antagonista e l'agognato ritorno dei nani alla montagna riesce a liberare qualche emozione sincera.

E così il film la sufficienza la strappa.
Se al primo episodio davo un 6, a questo posso arrivare al 6+, massimo 6 e 1/2.
Una menzione alla colonna sonora di Howard Shore: bella, molto di più di quella del primo episodio. Il tema dei nani, ripreso nella gradevole canzone Misty Mountains, è abbandonato per un nuovo tema più drammatico, che si sposa con il tono meno canzonatorio del film.

In sostanza consigliato da vedere solo agli appassionati.

Giudizio: più che sufficiente. Peccato.

14 agosto 2013

La notte del giudizio - recensione

Nel 2022, gli Stati uniti d'America sono una nazione più prospera che mai, con la criminalità quasi azzerata e disoccupazione ai minimi storici.
Secondo gli analisti, questo è dovuto alla notte dello "sfogo". Per una sola notte è infatti permesso qualunque tipo di crimine, compreso l'omicidio. In questa notte alcune persone, da perbene a povere, si trasformano in assassini senza il rischio di essere puniti. Ethan Hawke ( sempre sul pezzo da L'attimo fuggente, Training day e Lord of war) vende sistemi di sicurezza per proteggere le case dai criminali di questa notte e vive in una lussuosa villa assieme alla moglie, interpretata da Lena Headey (la bravissima regina Cersei Lannister de Il trono di spade) e ai due figli adolescenti, un po' problematici. Ma durante una notte dello sfogo, la loro tranquillità verrà distrutta da parte di un gruppo di sconosciuti che li metterà di fronte a una scelta difficile, per lasciarli comprendere quanto questa iniziativa possa essere folle...
Il film del genere "home invasion" è realizzato con un budget bassissimo (e da un regista pressocché sconosciuto), che gli ha consentito di incassare quasi 30 volte tanto, ma che in parte ne stabilisce i limiti essendo completamente ambientato in una casa. La tensione è garantita per circa tre quarti di film, dopo i quali ormai ci si aspetta sbucare qualcuno armato da ogni parte, fino al finale in parte scontato. Sarebbe stato bello ambientarne una parte anche in strada per far vedere meglio che cosa significhi quella notte (cosa in parte fatta nei titoli di testa e di coda davvero capaci di rendere l'atmosfera). Seppure con questi difetti, rimane un film comunque godibile, con un messaggio critico nei confronti della "società perfetta" e una domanda per il pubblico: voi al posto di quella famiglia cosa avreste fatto?
Giudizio: carino.

19 gennaio 2013

Django Unchained


Quentin Tarantino scivola sulla buccia di banana dell'autoreferenzialità.
Dopo avere girato prevalentemente film western (non fatevi ingannare dalle ambientazioni), finalmente arriva a quello vero: un omaggio allo spaghetti-western più becero/popolare. Lo fa richiamando il mastodontico Cristoph Waltz, che stavolta ci propone la stessa recitazione ipereducata del Colonnello Landa di "Bastardi Senza Gloria", che a dire il vero non stanca mai. E infatti, quando manca lui dalla scena, la magia si rompe. E' uno dei difetti Django Unchained, come l'eccessiva lunghezza, con 30 minuti, specie del finale da lasciare tranquillamente in sala di montaggio. O come la recitazione legnosa di Jamie Foxx che non riesce mai a strappare un po' di simpatia se non quando vestito da damerino. Il tema della schiavitù è trattato ampiamente ma con leggerezza. Belle citazioni, per carità: dai due cacciatori di taglie così diversi tra loro, ricordo Leoniano di Eastwood e Van Cleef, alla colonna sonora che addirittura fa un incredibile omaggio finale a Bud Spencer & Terence Hill, passando per il cammeo di Franco Nero (poco utilizzato però). DiCaprio per fortuna è sempre una certezza anche quando fa il cattivo, ed è un cattivo disgustosamente vero. Si finisce con l'amaro in bocca però, quando le risate per le battute di Waltz infine si spengono e il film perde interesse. Più vicino a Corbucci senza dubbio, ma Sergio Leone è (volutamente) molto lontano.
Giudizio: Un'occasione mancata, comunque carino.

21 dicembre 2012

Lo Hobbit - Recensione



Se parliamo de Lo Hobbit, chiariamo subito una cosa: Lo Hobbit è una favola e come tale è stato reso il suo film, che abbandona quasi ogni realismo in favore del fantastico: carino ma lontano anni luce dall'epica del Signore degli Anelli. Diventerà probabilmente un classico di natale, stile film Disney.

Jackson ci riporta nella Terra di Mezzo facendoci vedere eserciti di nani esiliati e goblin pasticcioni che sembrano usciti direttamente da Warhammer Fantasy Battle (chissà che non l'abbiano fatto) e 12 nani fracassoni e ruttoni, spalle comiche di un bravo Martin Freeman / Bilbo Baggins, che lascia tutta la poca serietà del film a uno spaesato Gandalf (stavolta doppiato piuttosto bene da Gigi Proietti dopo la scomparsa di Gianni Musy).
L'altra serietà viene portata innanzi dallo scorbutico Thorin Scudodiquercia, principe senza patria a cui spetta il ruolo di "eroe combattuto" stile Aragorn, al quale Bilbo occorrerebbe secondo Gandalf come scassinatore, per rientrare in possesso del suo antico regno di Erebor, conquistato dal drago Smaug.

Qualche cameo messo un po' lì senza una reale utilità e alcuni personaggi rubati ad altri scritti di Tolkien colorano questo film che si caratterizza per scene parecchio irrealistiche (la compagnia sarebbe dovuta morire interamente almeno sei o sette volte in tutta la pellicola) e quindi assolutamente da favola; le stesse scene, come quella Legolas che faceva surf su uno scudo al fosso di Helm, che infastidivano nel Signore degli Anelli l'audience più purista.
Si è disposti a perdonare tutto quando si arriva ovviamente all'incontro, solo accennato all'inizio del primo film del Signore degli Anelli, di Bilbo con Gollum, che praticamente senza concorrenti diventa la scena più indimenticabile del film.
Per il resto, Jackson si auto-cita (come è stato notato da altri recensori) e il peggio è che lo fa anche Howard Shore, autore di una colonna sonora assolutamente scialba se eccettuiamo il nuovo tema dei nani che cantato da essi in casa di Bilbo ha una ottima resa immersiva (peccato aver assistito a questa scena già dal trailer).

Pertanto, Lo Hobbit risulta un piacevole ritorno alla Terra di Mezzo, solo se si è disposti a tornare un po' bambini, e dimenticare la carica di Theoden, il valore di Aragorn, il sacrificio di Boromir e tutto quello di epico che ci aveva fatto innamorare de Il Signore degli Anelli. In sostanza: "non è un film per vecchi".

Giudizio: carino.

26 settembre 2012

Prometheus

"No, Prometheus non è il prequel di Alien", dice grossomodo Ridley Scott. Ma sì, alla fine lo è, ma si discosta per il "primum movens" che porta una spedizione scientifica dalla Terra ad un misterioso pianeta. Se nel capolavoro del 1979 di Scott, la missione era di soccorso, qui è assolutamente scientifica, per trovare la razza de "gli  Ingegneri", i creatori della vita sulla Terra.
Scusa per introdurre un potente cast che va dal bravissimo androide David (M. Fassbender), alla spietata capospedizione Charlize Theron fino a Noomi Rapace che qui è un po' la nuova Ripley.
Prometheus è potentissimo nelle immagini. Davvero: 3D o meno, non si può che rimanerne colpiti. Dopo la caotica accozzaglia di giungla e puffi giganti di Avatar, qui è la sabbia scura e le pareti grigie a farla da padrone. Buio, creature bizzarre e inseguire l'origine della vita: c'è tutto per un buon film che di certo scopiazza un po' dal primo Alien, ma alla fine rimane tutto in famiglia. Un po' di fantascienza vecchio stile con un po' di horror che non guasta davvero, e già si spera in un sequel (pre-programmato, ovviamente).
Giudizio: non male.

12 settembre 2012

Brave - Ribelle

Merida è una principessa della Scozia d'epoca romana, dalla folta chioma rossa (animata meravigliosamente dalla Pixar). Essa rifiuta le convenzioni normalmente riservate alle principesse e vuole vivere la vita a modo suo, contro il volere della madre. Merida è pronta a tutto per difendere le sue scelte di vita e questo la porterà a scontrarsi con la irreprensibile genitrice...
Trama classica per questo film di animazione molto ben realizzato che per un'ora e mezza accompagna come tutti i prodotti Pixar, senza gridare al capolavoro né annoiare.
Giudizio: carino.

2 settembre 2012

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno


Più che un ritorno... un finale. Eh sì perché la premiata ditta Nolan&Nolan chiude (?) i battenti sulla più fortunata trilogia destinata all'uomo pipistrello. Partita così così con Begins e portata alla quintessenza con Il Cavaliere Oscuro che ci ha donato la magistrale interpretazione del Joker, il sipario cala su Gotham e spetta a Bane e Catwoman provare a impensierire Bruce Wayne (Christian Bale) e il suo alter ego Batman.

Questo film è un bel film. Per quasi tre ore si aspetta, si combatte, si scopre, si chiudono vecchi conti e si spiegano vecchie questioni, fino alle ultime scene dove, ebbene sì, non si gioca solo il destino di Gotham City, ma si gioca un'intera trilogia che ci ha mostrato non un supereroe come tanti (e viva Nolan per questo) ma l'eterna lotta di un uomo contro i suoi limiti e i suoi demoni. Ci si gioca la credibilità di una sceneggiatura che ha tenuto contro i colpi di qualsiasi critica e si rischia con una singola caduta... di rovinare tutto.

Non è stato così, e questo Batman trionfa nel cuore dello spettatore, seppur mancando l'interpretazione assolutamente superba di Heath Ledger; inoltre qualche personaggio (Lucius Fox e Gordon) diventa davvero meno interessante, e il cattivo di turno non è così indimenticabile: Bane non riesce a risultare né particolarmente simpatico come Joker, né particolarmente spaventoso (anche se il povero Wayne ne prenderà di botte). In tutto ciò ecco che un paio di nuove presenze (Miranda Tate, qui con la faccia della brava Marion Cotillard, e il poliziotto John Blake) aggiungono davvero quel pizzico di rinnovato interesse a una recitazione che altrimenti sarebbe risultata un po' flebile (anche per colpa del legnoso Bale). Sempre superbo Michael Caine (Alfred) che letteralmente regna sulla scena quando appare.

Che dire: il Cavaliere Oscuro ci mancherà, ma non poteva andarsene in maniera migliore.

Giudizio: degna conclusione della trilogia, bel film.

26 maggio 2012

Cosmopolis

Cronenberg. Solo questo nome è segno di: “non è un film per tutti”. E anche Cosmopolis non lo è. Cervellotico, genialmente pazzoide, è ambientato quasi tutto in una limousine che attraversa una New York surreale. A bordo il giovane ex-vampiro Robert Pattison, al quale il regista canadese sa tirare fuori il meglio scollandolo un po’ dalla figura di idolo per le ragazzine (ma sempre lasciandolo nel suo anemico “candore”).

Film di una lentezza voluta ma a tratti esasperante, cui non mancano i momenti grottescamente comici (ma da non più che una mezza risatina), critica profonda al capitalismo e alla società moderna, alle grandi società e al divario ricconi-poveracci. Temi affrontati dall’umanità fin dalla sua alba, per carità, ma qui trattati dal regista con scherno misto a rassegnazione. Peccato per il finale dove il film scivola definitivamente nel melodrammatico (finale che mal utilizza uno spesso bravissimo Paul Giamatti). Più un’opera teatrale che un film, dalla quale eredità purtroppo anche i difetti: sul palcoscenico sarebbe assolutamente più adeguato. Peccato.

Giudizio: delirante (volutamente): o si ama alla follia o non vi lascerà nulla.

31 dicembre 2011

Sherlock Holmes: gioco di ombre

Seguito del popolare e spassoso primo episodio: la coppia Downey-Law si ripropone in un sequel che soffre enormemente della “sindrome da secondo episodio”. Tante idee ma confuse, eccesso di effetti speciali e scene slow-motion che ormai non impressionano più molto. Anche i gustosi alterchi verbali tra i due investigatori non sono più così appealing Buona la prestazione del cattivo di turno, l’arcinemesi dell’investigatore letterario, il prof. Moriarty, spalla femminile “di ruolo” purtroppo senza carisma. Un eventuale terzo episodio per Guy Richie? Si tratta davvero di un gigantesco punto di domanda…

Giudizio: decisamente meno riuscito del primo episodio, non più che gradevole.

24 novembre 2011

One Day

E' il 15 luglio 1988: La giovane Emma si è laureata ad Edimburgo e la sera della proclamazione riesce a tornare a casa con Dexter, lo scapestrato ma fascinoso giovane di cui ha una cotta. Ma la loro rimane sempre un'ambigua amicizia attraverso gli anni. Finché...

One Day è un film sentimentale, ma non è una commedia romantica, tutt'altro; è ben recitato dai due attori (più da Sturgess che dalla Hathaway) e crea interesse: si vuole vedere "come va a finire". Carina la ricostruzione storica dei 15 anni in cui si dipana la vicenda, ma tutto frana sul finale inconcludente e la pellicola non lascia nulla nello spettatore se non un senso di vuoto e a tratti di angoscia. One Day rimane perciò un prodotto riuscito a metà, che sicuramente suo malgrado verrà dimenticato tra qualche anno.
Giudizio: Poteva andare meglio.

10 novembre 2011

This must be the place

Sean Penn diretto da Sorrentino. Un connubio che pareva non possibile eppure così è stato. Il regista de "Il Divo", costruisce un suo personale biglietto da visita per l'America, e forse già con in testa l'Academy. Non fa nemmeno finta di non averlo fatto, e ci si stupisce della "meraviglia dei critici" che lo condannano per questo aspetto che non è particolarmente nascosto, ma appare necessario per "salire di livello" con il proprio Curriculum e elevarsi dai prodotti italiani di odierna celluloide, castigati da una mediocrità oscena o dalla mancanza di fondi che sono davvero specchi fedeli della realtà attuale del nostro paese.

Cheyenne (Penn) è una rock star in declino un po' Robert Smith dei Cure e un po' Ozzy Osbourne del reality a lui dedicato da MTV, depresso e in cerca di sé stesso: dall'Irlanda agli Stati Uniti. Non è mai cresciuto e questo è il suo problema più grande. Il viaggio "Kerouachesco" lo porterà, tra massime e incontri casuali ma interessanti, in quegli Stati Uniti che sono pesantemente visti da occhi "italiani", da turista (e c'è un riferimento a questo); turista pieno di sorpresa verso alcuni elementi curiosi Made in Usa.

Temi classici facilmente assimilabili e tuttavia appena sfiorati: il rapporto pessimo col padre, l'Olocausto, la vendetta. Sono raccontati in modo assolutamente minimale da immagini statiche, lente, con primi piani da Sergio Leone che evidenziano impietosi rughe e imperfezioni. E vogliono farlo.

Penn è strepitoso, ma sa di esserlo: in alcuni tratti quindi, essendo un "one man show" tutto costruito su di lui, esagera e cade nel ridicolo quasi teatrale e diventa non credibile. Begli spunti, purtroppo a tratti solo accennati, caratterizzazione psicologica dei personaggi (brava ad esempio la McDormand nei panni della "gioiosa" moglie) rozza ma dettagliata al punto giusto, forse un po' stereotipata.
Difficile capirlo dopo solo una visione: e questo è anche un merito.
Il film convince proprio per la sua natura di prodotto "autopubblicitario" e a me, contro il parere di molti, fa piacere che Sorrentino abbia voluto mostrare di cosa possono essere capaci gli europei, e gli italiani in particolare.
Giudizio: da vedere.

29 settembre 2010

The Prestige

Nella Londra di fine '800, i due illusionisti Borden (C. Bale) e Angier (H. Jackman), dopo un grave incidente di percorso durante uno dei loro numeri, iniziano una guerra a colpi di numeri nuovi e scorrettezze. A poco varranno gli sforzi di Cutter (Michael Caine) e Olivia (Scarlett Johansson) per cercare di farli desistere, dato che Angier scomoderà lo scienziato Nikola Tesla per fargli realizzare una macchina capace di aiutarlo nel numero di illusione definitivo, quello che schiaccerà per sempre Borden...
Fanta-intreccio di Cristopher Nolan che è quasi sempre sceneggiatore e regista contemporaneamente dei suoi film. Dramma lievemente cervellotico (niente a che vedere a complessità con Memento o il postumo Inception), ricco di colpi di scena in pieno stile Nolan. Questo riesce sempre a suscitare interesse nella pellicola, peccato per la legnosa interpretazione di Bale (ma i suoi colleghi maschili e femminili alzano decisamente la media). C'è anche spazio per un David Bowie irriconoscibile (provate a indovinare quale personaggio interpreti?), e l'ex Gollum Andy Serkis che appare adeguato e inquietante nel suo ruolo, pur minuscolo. The Prestige se deve pagare lo scotto, soffre dell'assurdità davvero eccessiva di un paio di trovate per fare andare avanti la trama, e di un finale un po' troppo grottesco. Purtroppo se di una canzone non importa troppo la parte conclusiva ma piuttosto quella iniziale e di mezzo, di un film si può proprio dire il contrario, e questo è il particolare dove Nolan va sempre un po' a sbattere: una buona idea iniziale che si perde in strani giri andando avanti. Ma stiamo parlando comunque di un film moderatamente godibile che sicuramente non vi farà sbadigliare, o almeno non troppo.
Giudizio: carino.

25 settembre 2010

Inception

Il nuovo cervellotico film di Cristopher Nolan, che sulle orme del suo stesso Memento, con un bel pizzicone di Matrix, ci propone la storia di Cobb (Leonardo DiCaprio). Egli è un esperto, attraverso l'uso di un'apparecchiatura fantascientifica, nell'entrare ed estrarre dai sogni dei bersagli alcune informazioni da rivendere. Un giorno viene ingaggiato da Ken Watanabe (già Ultimo Samurai) per innestare invece un'idea dentro una mente. Per farlo dovrà assemblare una squadra e correre dei rischi.
Inception come Memento, ha una struttura complicata, data la presenza di "sogni nei sogni nei sogni" che complicano il plot e costringono l'audience a stare attentissima per non perdere il filo. Purtroppo pur essendo originale, finisce per sforare nel già visto (Matrix), e alcune sequenze divengono ridondanti e diluenti in maniera eccessiva, come troppa acqua in un minestrone. Come risultato lo spettatore si perde troppo spesso, e il regista gli chiede sempre troppa attenzione. Però le buone idee non si perdono, e sono queste a far superare la sufficienza. Di sicuro da vedere un paio di volte per capirlo davvero, e questo è insieme pregio e difetto.
GIUDIZIO: molto complesso, nell'insieme carino ma poteva andare meglio.

22 settembre 2010

Terra di Confine

Dismessi i panni del soldato blu amico degli indiani, Kevin Costner (monoespressivo) diventa il cowboy Charlie, che assieme con Boss (Robert Duvall, sottotono), guida una mandria di mucche tra i pascoli del West. La trama, vecchia come i film di Trinità, e più che scontata, prevede il solito proprietario terriero che non vede di buon occhio i protagonisti e tenterà in ogni maniera di cacciarli dalla sua città. Terra di Confine è un western vecchio stile: per un'ora e mezza ci si ammorba nella lentezza del plot e nelle improbabili spacconate dei due protagonisti che accumulano una dozzina di occasioni per farsi ammazzare senza che ciò avvenga, e senza una ragione plausibile perché ciò non debba succedere. D'altra parte come accadeva nei film di Ford con John Wayne.
D'improvviso però, si ha una piccola iperbole (di piombo) che riporta il film decisamente sopra la sufficienza, per quanto le ultimissime sequenze vengono nuovamente intrappolate nel "già visto" che fa ampiamente sbuffare. I registi moderni non sanno mai quand'è il momento di mettere il cartello "Fine", o lo mettono troppo presto.
Questa pellicola spiana la strada al ben più apprezzabile Appaloosa, con Viggo Mortensen (che ha persino gli stessi baffi di Costner) e Ed Harris, sicuramente meritevole di visione. Il genere western è già stato ampiamente sviscerato da registi americani, italiani e giapponesi, e ha praticamente dato tutto, sommando anche geniali rielaborazioni come "Bastardi senza gloria" di Tarantino.
Di "Terra di Confine" (uno degli ultimi film a essere musicati da Michael Kamen che ci ha dato anche Highlander, Band of Brothers e Robin Hood Principe dei Ladri, prima di morire), restano bei paesaggi da cartolina e nuvoloni neri di pioggia, ormai fatti al computer.
Eh si, ci si modernizza: i tempi de "Il Buono, il Brutto, il Cattivo" ma anche de "Gli Spietati", come la Frontiera, sono passati alla storia...
Giudizio: poco più che sufficiente.

20 settembre 2010

The Road

The road
Il mondo è distrutto dalla solita guerra nucleare: niente più alberi o animali. Viggo Mortensen riprende un po' il suo ramingo Aragorn (stavolta con una barba da Gandalf), e cerca di condurre suo figlio a sud verso un'insicura salvezza, schivando pericolose bande armate di cannibali. Nel film c'è solo campagna del nord-america gelida, scabra e decadente. Film amaro, senza il minimo sorriso, senza colore. Per un po' lo spettatore riesce a camminare insieme ai due viandanti senza fatica, ma con il trascorrere del film può continuare a farlo solo se lo vuole: è solo così, con l'immedesimazione, che si comprende la vicenda umana dei due, si riesce a gioire quando le cose girano bene, e soffrire quando vanno male, per arrivare al finale, purtroppo del tipo A o B (o le cose vanno in un modo o nell'altro, non c'è spazio per sorprese). Abbiamo visto questo genere lanciato a piene mani negli anni '70-'80 col superbo Mad Max, assistito ai mediocri tentativi di Kevin Costner di risollevare il filone (Waterworld - L'Uomo del Giorno Dopo), guardato scetticamente strani virus agire (Io sono Leggenda - 28 giorni dopo) e digerito chili di effetti speciali (The day after tomorrow, Terminator Salvation) o storie non particolarmente interessanti (Codice Genesi).
The Road si scontra contro questi film, uscendo comunque a testa alta, per quanto sostanzialmente privo di trama e sorprese.
Giudizio: tra i tanti post-apocalittici, forse uno dei meglio riusciti.

Mio fratello è figlo unico

Mio fratello è figlio unico
Nell'italia degli anni '60, due fratelli sono divisti dalla fede politica: un è un attivista del PCI (R. Scamarcio), l'altro un neofascista (Elio Germano). Ecco che nella loro vita piomba Francesca, fidanzata del primo, che piace però anche al secondo. Il racconto è sulla crescita e la maturazione dei tre personaggi. Purtroppo il cinema italiano ama molto i drammi di formazione sessantottini triti e ritriti di retorica, e questo film non fa eccezione. Storia banalotta e prevedibile. Peccato per la prestazione di Elio Germano, davvero buona e che scalza tutti gli altri attori.
Giudizio: non particolarmente interessante.

16 settembre 2010

E morì con un felafel in mano

E morì con un felafel in mano
Danny è un aspirante scrittore australiano, che vive con altri coinquilini pieni di complessi e problemi mentali, in una casa-comune. Dopo avere contratto debiti o essere stato vittima di alcuni dei suoi coinquilini, si sposta di appartamento ad appartamento conoscendo altre persone problematiche. Il film segue quindi il peregrinare di Danny, il suo apatico rapporto con la vita e con l'amica, e il suo sogno di scrivere qualcosa che non sia per Penthouse. Primo tempo demenzial-comico, dove si sorride di fronte ai vari coinquilini fuori di testa e le loro fissazioni (indimenticabile il militarista che gioca a golf con le rane). Il secondo tempo tuttavia diventa deprimente-tragico, al limite del grottesco, e ogni sorriso si spegne. Il film quindi subisce una mazzata proprio da qui in poi, dove si attende (sbagliando) che succeda qualcos'altro di "buffo" che non sia l'analisi della pochezza delle vite dei protagonisti. Non è un film comico, e come tale non va guardato, piuttosto un'analisi della miseria umana della vita moderna. In quest'ottica dunque, rende fin troppo. Prende un po' da Trainspotting, e in qualche misura da Lebowski (che però è stato girato dopo il romanzo da cui è tratto "Felafel"), ma non riesce mai a raggiungere vette. Apatico, come il protagonista.
Giudizio: o vi farà schifo completamente o lo considererete genialoide. Ma non eccelle in nessuno dei due aspetti.

14 settembre 2010

Moon

Moon
Sam Bell (Sam Rockwell, bravissimo) è un tecnico che lavora in una base lunare per estrarre combustibile. Ha un contratto triennale, ma è completamente da solo sulla stazione, se eccettuiamo il robot Gerty (la cui voce è di Kevin Spacey nella versione originale); si tiene in contatto con la sua famiglia solo con videomessaggi registrati, data la rottura di un satellite per le comunicazioni. Durante un'esplorazione, scoprirà che la mega-compagnia mineraria per cui lavora, non gli ha detto tutto. Non voglio rivelare altro della trama. Moon è un film indipendente, girato con 2 lire, e contiene un one-man-show di Rockwell veramente credibile, che fa quasi sfigurare ad esempio quello di Will Smith nel ben più commerciale, "Io sono leggenda". Il film riprende alcuni dei temi trattati in Blade Runner, come la perdita completa di etica delle megacompagnie in nome del commercio, e qualcos'altro che noterete senza difficoltà da soli. La pellicola ha il difetto di essere lenta e statica (cosa anche voluta), ma l'idea originale e la buona recitazione fanno sì che sia da vedere. Un'ora e mezza così si può investire senza grossi pentimenti.
Giudizio: molto carino, e apprezzabile il lavoro svolto pur con il bassissimo budget.

6 settembre 2010

Codice Genesi

Codice Genesi
Denzel Washington è Eli, un sopravvissuto della Guerra Nucleare che ha ridotto il pianeta in una distesa desolata, costellata di bande violente e miseria. Egli trasporta un libro, una Bibbia, che vuole portare in un luogo che a sua detta "non ha mai trovato". Si imbatte però in Gary Oldman (sempre bravissimo) che vuole questo libro per governare la sua città, indottrinando le persone.
Codice Genesi scopiazza dai predecessori (Mad Max e i post-atomici anni '80) e secondo chi scrive, anche dal mondo dei videogiochi (non si può non notare la somiglianza davvero incredibile con la saga di Fallout); lo fa a tratti bene, ma presto l'impianto narrativo e la curiosità che accompagnano la missione di Eli, che parla pochissimo, si dissolve. La protagonista femminile del film è sufficientemente odiosa da guastare il finale, che ammazza un po' tutto anche per colpa della lentezza del film, purtroppo rendendolo "uno dei tanti". Non fa venire voglia di rivederlo; sufficiente.
Giudizio: purtroppo poteva andare meglio, non indimenticabile.

1 luglio 2010

Watchmen

Watchmen
In un 1985 alternativo, dove Nixon è eletto per la 3a volta presidente USA e la guerra del Vietnam è stata vinta grazie ai supereroi, l'omicidio di uno di essi appare sospetto. Rorschach, un eroe mascherato vestito con cappello e impermeabile, cercherà di riunire i suoi vecchi compagni, messi al bando nel frattempo dal governo americano, per dirimere il mistero, mentre Stati Uniti e Unione Sovietica si preparano alla guerra nucleare.
Watchmen porta i supereroi nella dimensione domestica e "post-pensionamento", come ripreso più tardi nella Disney ("Gli Incredibili"). L'ucronia distopica dell'America di ultradestra che freddamente calcola le vittime della guerra atomica come fossero birilli, è dipinta con cinismo in questo film dove le scazzottate a colpi di kung fu sono ridotte al minimo, e prevalgono dialoghi, flashback e monologhi. Colpi di genio a tratti (come la bellissima sigla iniziale), purtroppo il film è gravato da una onerosa lentezza che fa sbadigliare, ma artisticamente è valido e lascia anche che il cervello del pubblico lavori un po'. La caratterizzazione dei personaggi è accurata e credibile, ma la sua atipicità potrebbero fare storcere il naso a chi cerca qualcosa di semplice da vedere e basta.
Giudizio: complesso ma ben curato, o si odia o si ama.